Storia della shopping bag

La storia dei sacchetti di carta è abbastanza recente. Possiamo identificarne la data di inizio nel 1844, anno in cui il tessitore tedesco Freidrich Gottlob Keller inventò una pasta preparata dal legno dalla quale era possibile ottenere la carta in maniera molto più economica.

L’invenzione di Gottlob Keller determinò un notevole incremento della produzione cartaria ma anche una consistente riduzione dei costi. La carta divenne quindi in poco tempo un bene di largo consumo, e ciò che ne conseguì fu la sua introduzione nel settore del packaging, grazie a quattro inventori americani: Francis Wolle (1817-1893), Margaret Knight (1838-1914), Charles Stillwell (1845-1919) e Walter H. Deubner.

Francise Wolle inventò e brevettò la prima macchina per fabbricare sacchetti di carta dal fondo a V, sufficientemente capienti e robusti per poter essere utilizzati per la spesa.

Margaret Knight nel 1870 inventò una macchina in grado di tagliare, piegare ed incollare borse dal fondo piatto che potevano stare in piedi da sole, molto più pratiche e capienti di quelle di Wolle.

Charles Stilwell, nel 1889, ingegnere meccanico, inventò una macchina in grado di produrre borse dal fondo quadrato e piatto e fornite di pieghe laterali che ne facilitavano l’apertura, la piegatura e l’immagazzinamento. Chiamò la sua invenzione “Self-Opening-Sack” (S.O.S.), perché bastava un semplice colpo secco del polso per aprire una borsa; la differenza con i sacchetti che usiamo oggi è veramente minima. L’aggiunta di una coppia di manici segnò la nascita della shopping bag. All’inizio venivano utilizzati diversi tipi di manici: una corda infilata in una coppia di rondelle alla bocca di ogni lato della borsa; una corda che correva lungo l’intera borsa fino al fondo per poi risalire dal lato opposto che veniva poi annodata alla bocca di ogni lato a formare delle maniglie; o uno spago incollato tra le fasce di cartone e l’interno

Walter H. Deubner, gestore di una piccola drogheria a Saint Paul nel Minnesota, osservando i suoi clienti, si rese conto che la quantità Di merce che poteva essere trasportata con facilità era uno dei fattori limitanti nella spesa. Dopo quattro anni di tentativi, riuscì a mettere a punto un sacchetto prefabbricato poco costoso, dotato di comodi manici di corda, e robusto abbastanza per trasportare da 5 a 35 kg di merce. Lo brevettò nel 1926 chiamandolo “Deubner shopping bag”. Tre anni dopo ne produceva e vendeva oltre un milione all’anno.

Possiamo considerare il 1929 l’anno zero della storia del sacchetto di carta, dopo essere arrivati alla definizione di un modello funzionale ed economico da produrre da qui in poi troveremo molte innovazioni che costelleranno gli anni a venire con versioni sempre diverse le une dalle altre.Le innovazioni saranno sia di carattere formale che funzionale, e, se inizialmente ciò su cui ci si concentrava erano le soluzioni tecniche migliorI per la produzione, vedremo come dagli anni ‘60 in poI l’aspetto visivo e comunicativo del sacchetto verrà messo in primo piano.

Verranno introdotte nuove applicazioni, diversi tipi di impugnatura, nuove tecniche di produzione e miglioramenti nel grado di resistenza del sacchetto.

Nuove visioni cambieranno il concetto stesso di shopping bag che assumerà svariate forme, diventando un prodotto sempre più importante per l’economia dei marchi e dei negozi.

Un oggetto che avrà una sua propria identità, che sarà sempre contemporaneo col passare anni perchè continuamente studiato ed aggiornato, poichè diventerà un importantissimo mezzo di comunicazione.

GRANDI MAGAZZINI BLOOMINGDALE’S: I PIONIERI DELLE SHOPPING BAG

Parallelamente alle innovazioni tecniche che concernono la struttura del sacchetto è molto interessante analizzare la storia di una catena di grandi magazzini americani che più di chiunque altro ha visto un aspetto della shopping bag decisamente innovativo per gli anni in cui è comparsa, i primi del ‘900.

Parliamo di Bloomingdale’s che è accreditato da molti come pioniere di quasi tutti i più importanti cambiamenti nell’evoluzione del mercato del commercio al dettaglio americano. Fin dall’inizio, il negozio è stato all’avanguardia per ogni novità, compresi i modi di vendersi sul mercato, sempre innovativi, ingegnosi e di grande successo. Niente è più emblematico della storia delle sue shopping bags.

Nel 1922, anni prima della nascita delle cosidette “shopping” bags, Bloomingdale’s stampò sulle sue piccole borse marroni un messaggio di auguri per ringraziare i clienti. Non si trattava di arte in grande stile, ma fu il primo atto di consapevolezza del fatto che le borse in cui veniva trasportata la merce venduta potevano essere utilizzate per comunicare qualcosa riguardo al negozio stesso.

Le shopping bags che utilizziamo oggigiorno, robusti sacchi di carta con forti maniglie ripiegate, non furono prodotte fino alla metà degli anni ‘50, e Bloomingdale’s ne adottò una nel 1954. Il design era piacevolmente innocuo: una rosa da un lato, una mano guantata con un ombrello dall’altro, e il logo del negozio dalla grafia classica. Con lievi varianti, questo design venne riutilizzato per tutti gli anni 50. Ogni anno la borsa cambiava colore e a Natale la rosa e l’ombrello venivano sostituite da un ramo di sempreverde e un bastonicino caramellato.

Nel 1961, Bloomingdale’s tenne la prima di quelle che una volta erano note come fiere dell’import e trovò dunque una ragione per mettere nuovamente mano alle sue shopping bags. Commissionò all’artista Jonah Kiningstein la creazione di una shopping bag speciale per l’occasione. La vendita promozionale, “Espirit de France” poteva suggerire temi floreali in tinte pastello, ma l’artista decise di riprodurre antichi tarocchi francesi in colori decisi quali nero, rosso e bianco e, scelta ancora più audace, la borsa ometteva candidamente il nome del negozio. Nonostante ciò, era chiarissimo che si trattasse di Bloomingdale’s. Ebbero un successo strepitoso, e segnarono la nascita delle shopping bag da collezione.Nei tre decenni successivi artisti, architetti, fotografi, graphic designer e fashion designer diedero vita alle shopping bag di Bloomingdale’s, facendo di un mezzo pubblicitario una forma d’arte. La maggior parte erano borse stagionali, ma alcune venivano riproposte più volte. Altre vennero create per l’apertura di nuovi negozi e furono utilizzate esclusivamente in quella specifica location. La maggior parte non riportava il nome di Bloomingdale’s, ma era ben evidente che si trattasse di Bloomingdale’s.

La shopping bag più famosa, l’iconica Big Brow Bag, venne alla luce nel 1973, per mano di Massimo Vignelli, creatore dell’attuale font del grande magazzino, ed era classificata ben chiaramente in tre dimensioni: “Little”, “Medium” e “Big”. Pare che il reparto biancheria avesse bisogno di una borsa piuttosto grande, che potesse contenere i cuscini e le coperte estremamente in voga in quel periodo, sempre più grandi e sfarzosi. Seguì, per un processo naturale, la Little Brown Bag, che veniva utilizzata per cosmetici ed acessori. La Medium Brown Bag venne introdotta per ultima a formare il trio che viene utilizzato ancora oggi. Svariati esempi di queste storiche shopping bag si possono tutt’oggi trovare in diversi musei in tutto il mondo e fotografie dei modelli sono esposte nei corridoi, sugli ascensori e negli uffici dei Bloomingdale’S di tutta America.

Fino agli anni sessanta, la shopping bag serviva ad implementare semplici strategie di branding, sbandierando, ad esempio, il ben identificabile azzurro di Tiffany. Ma negli anni ottanta, Bloomingdale’s si fece pioniere di un approccio più elaborato, introducendo una nuova serie di shopping bag, sempre diverse: da un giorno all’altro guadagnarono una loro identità come oggetti di design. Questa innovazione nacque dell’ingegno di John Jay, direttore creativo di Bloomingdale’s dal 1979 e responsabile marketing fino al 1993. Jay commissionò fino a quattro o cinque borse ogni anno frutto del lavoro di artisti, architetti o designer. “Volevo che ogni borsa rappresentasse un periodo” ricorda. “Facemmo borse sullo sviluppo del postmodernismo, sull’influsso del movimento artistico del Lower East Side, sul movimento del Memphis design in Italia”.

L’architetto Michael Graves, il fashion illustrator Antonio Lopes e il designer Ettore Sottsass crearono, tra gli altri, le shopping bag di Bloomingdale’s. Il logo di Bloomingdale’s non era visibile. “Gli artisti di fama non erano certo interessati al compenso”, racconta Jay, “dato che pagavamo solo 500 dollari, o anche meno. Ma era una sfida creativa. Volevamo costruire un marchio con sorprese costanti e correndo rischi creativi, quello che manca oggi nel mondo del retail”. Anche la consapevolezza dell’importanza delle shopping bag sta venendo meno, o almeno, sta scemando. Le shopping bag di Bloomingdale vinsero premi e furono anche di grande attrattiva per la stampa, tanto che Jay ricorda persino una fotografia del presidente Jimmy Carter mentre sale a bordo dell’elicottero presidenziale con in mano una shopping di Bloomingdale’s.

Intorno agli anni ‘70 la shopping bag vede una svolta decisiva per quanto riguarda la sua funzione, a livello mondiale. Se prima questa data erano solo pochi ad intravedere delle potenzialità in un sacchetto in carta, ora inizia a cambiare punto di vista e parte un filone che vedrà in quegli anni e nei decenni successivi un proliferare di shopping bag.

Le tecniche di stampa si stanno evolvendo ed alcuni artisti cominciano a vedere nel sacchetto in carta un mezzo con il quale comunicare.Non è più un mero strumento per portare in giro qualcosa di fisico, si evolve diventando un oggetto che può fare circolare messaggi, idee, arte, pubblicità.

TUTTO QUESTO E’ ANCORA OGGI LA SHOPPING BAG!

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[Tratto dalla tesi di Laurea IL DESIGN DELLE SHOPPING BAG di Michele Seminara, POLITECNICO DI MILANO, A.A. 2010/2011 ]

 

Storia della shopping bag ultima modifica: 2017-12-24T20:10:13+00:00 da wpedo